venerdì 5 gennaio 2007

Consigliato dal cinefilo


GOZU (Takashi Miike)
Guardare i film di Miike spiazza, sempre e comunque. Anche avendo visto altri suoi lavori, c’è sempre da rimanere stupiti dall’incredibile mix che il prolifico regista giapponese serve allo spettatore. E dire che in partenza sembra essere un film di yakuza come un altro, un po’ come quelli dell’ormai famosissimo Takeshi Kitano. Ma basta la sequenza del chihuahua per accorgersi immediatamente che siamo ben lontani dai lavori del regista-attore e che ciò che accomuna i due è solo l’innovativo modo di rivedere il genere yakuza (come avviene nei precedenti Fudoh-The New Generation e Full Metal Gokudo), demitizzandolo e collocando i suoi personaggi caratteristici in un contesto horror...
Nella prima sequenza vediamo Ozaki, uno dei protagonisti della vicenda, intento a guardare un televisore che trasmette immagini e suoni indefiniti; una percezione alterata della realtà. Capiamo fin da subito che ciò che ci aspetta è un viaggio nella follia (in questo film incarnata da Ozaki), nell'inconscio, nell’improbabile. Gozu è una fusione di più generi; come viene annunciato tra l’altro nel trailer (disponibile sul sito ufficiale del film, purtroppo in Giapponese), questo è il "Takashi Miike Yakuza Horror Theater",una sorta di viaggio orrorifico all’interno delle paure degli yakuza, dapprima vissute dal folle Ozaki, poi dal suo collega più giovane Minami. Non mancano quindi personaggi strani (come lo yakuza Nose, gli ex-teppisti anziani, i camerieri travestiti) né tantomeno figure soprannaturali come demoni, spettri, morti che svaniscono nel nulla...eppure non sono proprio come ce li aspetteremmo... Infatti, nemmeno in questa occasione Miike manca di fare concessioni allo humour demenziale e grottesco che coglie increduli e meravigliati, a volte legato alla sfera sessuale.
La pulsione sessuale è un’altra componente fondamentale nella poetica di Miike; anche in questo suo ultimo film abbondano devianze e allusioni sessuali esplicite di vario genere. Senza rivelare troppo, citiamo in questa sede le strane perversioni del boss o il prorompente erotismo dell’anziana proprietaria dell’albergo in cui alloggia il protagonista. Oltre che come viaggio nella mente del giovane protagonista (uno yakuza inesperto che si trova a dover gestire una situazione ben al di sopra delle sue forze) il film può anche essere visto come un’iniziazione sessuale, un’esperienza velata di tensioni omosessuali. Purtroppo per Minami, giovane circonciso a cui la natura ha elargito un fallo di considerevoli dimensioni, il contatto con la donna sarà qualcosa di traumatico. Il rapporto con l’altra metà del cielo verrà infatti bruscamente interrotto a causa dell’inaspettata entrata in scena del suo aniki (il "fratello" più grande nella yakuza), Ozaki. In Gozu l’affetto fraterno tra yakuza diventa qualcosa di molto più profondo, tanto da sfociare nella gelosia.
Molti si chiederanno il perché del titolo... quelle quattro parole rappresentano la formula d’evocazione inventata dalla proprietaria del ryokan. Parole senza senso che non producono alcun effetto, perché il fratello dell’albergatrice (colui il quale dovrebbe fare da medium) in verità non ha alcuna capacità soprannaturale. A ben vedere il significato del film è tutto in quelle strane parole magiche. Parole senza senso apparente, come molte delle sequenze del film, che ammaliano la mente dello spettatore e lo trascinano in questo viaggio onirico all’interno di una bizzarra cittadina giapponese (vicina alla "discarica yakuza"!), dentro una vicenda ai confini della realtà. Un film che a qualcuno può risultare insensato, drammaturgicamente scollegato (così deve essere apparso a chi ha lasciato la sala durante la proiezione). Ma il bello di Miike, la vera magia, è anche lì, nel non sapere mai cosa accadrà di lì a poco, nel non annoiarsi mai... e pensare che in media gira quasi 6 film all’anno! In poche parole,un autore prolifico, visionario, imprevedibile. Senza dubbio da tenere d’occhio.

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