
Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s'archipatta.
E' frusco il Lonfo! E' pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t' alloppa, ti sbernecchia; e tu l'accazzi.
Fosco Maraini
Note: con commento di Maro Marcellini
Note di Copertina
"La mia passione per la poesia metasemantica (come la chiama il suo autore) nacque alcuni anni fa quando per la prima volta ebbi occasione di ascoltare un poemetto intitolato Il lonfo recitato da un amico pittore, durante una festa per non ricordo cosa. Rimasi subito colpito da quei versi, da quei suoni, da quelle strane parole che mi punzecchiavano la fantasia. Dopo aver insistito per alcune repliche, m'informai per scoprire dove avrei potuto trovare pubblicata quella insolita - e allo stesso tempo deliziosa - opera poetica. Ma la mia ricerca finì prima ancora di cominciare: l'amico possedeva un'anonima fotocopia di quei versi e non ricordava chi glieli avesse dati né - tantomeno - sapeva chi ne fosse l'autore. Dovevo accontentarmi di fotocopiare a mia volta quel foglio un po' spiegazzato, nient'altro era possibile. Feci una copia di quella pagina e la riposi tra le carte che ancora conservo nel cassetto "personale" della scrivania di casa. In seguito rilessi tante quei versi che li imparai a memoria e, come faceva l'amico artista, mi divertii a recitarli durante le serate tra amici. Passarono alcuni anni - tre o quattro - quando un pomeriggio, sfogliando una rivista d'architettura nell'anticamera del mio avvocato, mi ritrovai sotto agli occhi Il lonfo. Stavolta la poesia era stampata nella sua versione originale e con tanto di firma del poeta: Fosco Maraini. Con buona pace dell'avvocato (è un amico) sequestrai la rivista e mi misi alla ricerca dell'autore di quella che ormai consideravo la "mia" poesia. E fui fortunato: il "poeta", pur girando il mondo in lungo e in largo per i suoi studi, abitava nella mia stessa città, a Firenze. Era rintracciabile, qualche volta, nella sua casa vicino al Poggio Imperiale. Lo chiamai per telefono e mi venne fissato un appuntamento."

1 commento:
Da ''Gnosi delle fanfole'' di Fosco Maraini, E gnacche alla formica
Io t'amo o pia cicala e un trillargento
ci spàffera nel cuor la tua canzona.
Canta cicala frìnfera nel vento:
E gnacche alla formica ammucchiarona!
Che vuole la formica con quell'umbe
da mòghera burbiosa?E'vero,arzìa
per tutto il giorno,e tràmiga e cucumbe
col capo chino in mogna micrargìa.
Verra' l'inverno si,verra'il mordese
verranno tante gosce aggramerine,
ma intanto il sole schìcchera gigliese
e sgnèllida tra cròndale velvine.
Canta cicala,càntera il manfrore,
il mezzogiorno zàmpiga e leona.
Canta cicala in zìlleri d'amore:
E gnacche alla formica ammucchiarona!
Anche questa non è male... e bravo L'Andrea che scova questi "strani versi"!
Tubero
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