
Giorgio Manganelli
Centuria
Adelphi - Collana: BA - Biblioteca Adelphi
n. 308 - Pagine 316 - Formato 14x22 - Anno 1995 - ISBN 8845911527
Note: A cura di Paolo Italia. Con un saggio di Italo Calvino
Caratteristiche: brossura
Note di Copertina
Il presente volumetto racchiude in breve spazio una vasta ed amena biblioteca; esso infatti raccoglie cento romanzi fiume, ma così lavorati in modi anamorfici, da apparire al lettore frettoloso testi di poche e scarne righe. Dunque, ambisce ad essere un prodigio della scienza contemporanea alleata alla retorica, recente ritrovamento delle locali Università. Libriccino sterminato, insomma; a leggere il quale il lettore dovrà porre in opera le astuzie che già conosce, e forse altre apprenderne: giochi di luce che consentono di leggere tra le righe, sotto le righe, tra le due facce di un foglio, nei luoghi ove si appartano capitoli elegantemente scabrosi, pagine di nobile efferatezza, e dignitoso esibizionismo, lì depositate per vereconda pietà di infanti e canuti. A ben vedere, il buon lettore vi troverà tutto ciò che gli serve per una vita di letture rilegate: minute descrizioni di case della Geòrgia dove sorelle destinate a diventare rivali hanno trascorso una adolescenza prima ignara poi torbida; ambagi sessuali, passionali e carnali, minutamente dialogate; memorabili conversioni di anime travagliate; virili addii, femminesca costanza, inflazioni, tumulti plebei, balenanti apparizioni di eroi dal sorriso mite e terribile; persecuzioni, evasioni, e dietro ad una vocale che non nomino, in tralice si potrà scorgere una tavola rotonda sui diritti dell'Uomo.
Se mi si consente un suggerimento, il modo ottimo per leggere questo libercolo, ma costoso, sarebbe: acquistare diritto d'uso d'un grattacielo che abbia il medesimo numero di piani delle righe del testo da leggere; a ciascun piano collocare un lettore con il libro in mano; a ciascun lettore si dia una riga; ad un segnale, il Lettore Supremo comincerà a precipitare dal sommo dell'edificio, e man mano che transiterà di fronte alle finestre, il lettore di ciascun piano leggerà la riga destinatagli, a voce forte e chiara. E' necessario che il numero dei piani corrisponda a quello delle righe, e non vi siano equivoci tra ammezzato e primo piano, che potrebbero causare un imbarazzante silenzio prima dello schianto. Bene anche leggerlo nelle tenebre esteriori, meglio se allo zero assoluto, in smarrito abitacolo spaziale.
Prefazione / Introduzione
Dall'introduzione di Italo Calvino
Era ora. Da vent'anni la letteratura italiana ha uno scrittore che non assomiglia a nessun altro, inconfondibile in ogni sua frase, un inventore inesauribile e irresistibile nel gioco del linguaggio e delle idee: e non era mai stato tradotto in francese prima d'ora. Questo vuoi dire che l'idea che il lettore si è fatto della letteratura italiana negli ultimi decenni mancava d'un dato essenziale: dal momento in cui la sagoma di Manganelli si staglia all'orizzonte, cambiano tutti i rapporti di prospettiva del paesaggio intorno.
Il ritardo è tanto più grave in quanto non si trattava di scoprire un giovane talento in formazione per seguirlo nell'annaspante ricerca d'un'identità. Si può dire infatti che Manganelli sia uscito come Minerva dal cervello di Giove, maturo e armato di tutte le sue doti, dal primo libro Hilarotragoedia, pubblicato quando aveva già quarantadue anni, nel 1964. Ne si può dire che la sua fama in Italia sia rimasta circoscritta agli ambienti letterari più sofisticati: infatti la firma di Manganelli come commentatore paradossale di fatti del giorno è continuamente presente sui giornali e sui settimanali a larga tiratura.
Io Giorgio Manganelli non l’ho mai conosciuto, ma sono convinto che doveva essere un pazzo completo sfuggito ai manicomi. Me lo immagino come un signore educato con una faccia da topo, un po’ grasso e pacifico, che quando gli veniva in mente alle 3 del pomeriggio di andare in giro a segare la testa alle vecchie con la motosega, a tirare martellate sulle dita ai bambini che giocano nei parchi, o quando pensava di suicidarsi in una maniera elaborata, rituale e non comune, si chiudeva in casa e per non far danno stava lì a scrivere.
Uomo pensoso e inutilmente malinconico, ha scritto storie di donne che partoriscono sfere e le nutrono immergendole in graziose vaschette colme di latte, e amorosamente le guardano rimbalzare per la casa. Di un uomo che di mestiere fa il Sognato, e che dovendo comparire anche nei sogni malefici si impegna in ruoli che vanno dal fascista alla strega all’Erode. Di innamorati che dopo essersi amati perdutamente per tre giorni, si incontrano il quarto giorno, quando non si amano più.
Centuria è un libro che fa veramente ridere perché ogni riga fa un solletico terribile al cervello, ma dopo tre o quattro pagine questo solletico diventa un prurito sempre più forte, allora vai avanti a leggere sperando di lenire il prurito, e ti gratti la testa, ma il guaio è localizzato nella scatola cranica, è una cosa senza speranza e senza rimedio, che potrebbe risolversi solo infilandosi delle lime o delle raspe da legno su per le orecchie, ma così ci si ammazza.

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