domenica 24 dicembre 2006

Cinematograficamente parlando


Il brevissimo Simon Del Deserto (1966) e` la storia di un eremita medioevale che assistito dai frati di un convento, vive in cima ad una colonna per essere piu` vicina a Dio, che e` venerato dalla gente come un santo in grado di dispensare miracoli, ma che e` continuamente tentato dal demonio; l'asceta resiste a diverse seduzioni, ma alla fine, vinto, si, lascia trasportare (in jet) dal suo umile quieto sito del dodicesimo secolo, ad un locale notturno della caotica New York moderna. Nel deserto una folla di pellegrini, assiste alla donazione di una nuova colonna, piu` alta da parte di un ricco patrizio: Simon scende con una scala, passa attraverso la folla, che gli chiede un miracoli, saluta la madre, accompagnato dalle autorita` religiose che lo ordinano sacerdote, nonostante lui si senta peccatore, e sale la scala che lo porta in cima alla nuova colonna; alla folla che lo acclama e invoca miracoli, risponde ridando le mani a un ladro a cui erano state mozzate per punizione, il quale se ne va senza neppure ringraziare; ai sacerdoti, piuttosto indifferenti, e ambigui, il santo non lesina rimproveri. Un pastore nano mostra a un fraticello le poppe di una capra con tono libidinoso. Il fraticello porta da mangiare al Simon, che recita le preghiere in latino ad alta voce e osserva con disdegno la sua giovanile spensieratezza. Una bambina ben vestita va a giocare cantando con il cerchio sotto il pilastro; alle domande di Simon risponde "sono una bambina innocente", ma lui vede le sue cosce inguainate in calze di nylon e se la sente seduttrice al fianco; poi, vinta la tentazione, vede allontanarsi un vecchio repellente, il demonio. Un sacerdote trova dei viveri ai piedi della colonna e lo sbeffeggia, lo accusa davanti ai confratelli; ma basta una preghiera a far confondere l'accusatore, che, colto da epilessia, spergiura e bestemmia, sbava e delira; due parole di Simon lo esorcizzano. Poi Simon chiede che scaccino il fraticello dal convento. La madre vive in una capanna ai piedi della colonna. Simon vede Cristo come un pastore donna con la barba che lo invita a scendere; smascherato, il demonio si mette di nuovo ad oltraggiare la religione e gli scaglia un sasso con la fionda: Simon parla con Dio delle tentazioni del demonio e della sua volonta` a non cedere.
Una bara viaggiante si ferma davanti alla colonna, si apre e ne esce una bionda bellissima, che gli compare al fianco a seno nudo, e dice che sta per portarlo a fare un viaggio, estremo tentativo del demonio di sedurlo. Un aereo lo catapulta in un locale notturno dove si balla rock and roll scatenato e rumoroso. Lui, capelli corti e barba ben rasata, siede a un tavolo con la bella demone, che gli da` dell'ubriacone e gli dice "e` la vita, e devi sopportarla fino in fondo", e poi si getta nella mischia urlando. Il martirio di Simon sulla colonna non serviva a nulla, e tutto sommato era anche facile, nel deserto in mezzo ai frati. Ma ben piu` duro e` il martirio di ogni uomo, la vita quotidiana in una citta` qualsiasi. E li` lui e` un ubriacone depresso.
In quest'esile trama, Bunuel erige come al solito un arcobaleno di gag surreali, di paradossi enigmatici, di metafore cabalistiche, di sketch picareschi: una bambina vestita da marinaretto che solleva il gonnellino e che poi si rivela un vecchio repellente; lo stilita che arringa i confratelli sotto il sole cocente (Don Quijote, Cristo); la discesa dalla vecchia colonna per trasferirsi su quella nuova piu` alta e piu` bella, di un ricco; il ladro monco miracolato, la madre che lo assiste ai piedi della colonna, ecc. La parabola, con tutto il suo verboso contorno di dialoghi, e` un'altra caustica affermazione del nichilismo di Bunuel.

Da una parte c'e` il predicatore cristiano, imbevuto di fisime che invoca la separazione del mondo, dall'altra il diavolo che rappresenta la vita concreta, quotidiana, con tutto cio` di spiacevole che puo` trasportare con se il fiume della realta`.

Simon odia l'umano, l'impuro, che lo tiene lontano da Dio. L'odio di Bunuel contro Dio, ha origine da questo rifiuto dell'umanita`. Il suo ripudio di Dio e` un fatto sociale. Il demonio incarna la realta`, la vita.


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